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February 18, 2013

Architettura come limes

L’infinito sotto l’orizzonte nei disegni di Alessandro Anselmi

Il divenire appare così, in ogni istante, una sintesi del limite (peras) e dell’illimitato (apeiron): il limite è ciò che fa esistere concretamente ogni oggetto […]; ed è anche ciò che determina l’ordine logico degli eventi sottraendoli, per quanto è possibile, alla pura casualità”1 (Zellini, 2006:14).

Questo breve saggio non ha l’obiettivo di tracciare un bilancio ex post dell’architettura di Alessandro Anselmi, né punta ad una ricognizione dei suoi principali contenuti critici.

Ciò che esso invita a cogliere è la risposta aperta che l’Anselmi architetto romano ed intellettuale umanista offre a questioni intimamente legate al pensiero occidentale, inseguendone il valore fondativo per la prassi architettonica: il vocabolario teorico anselmiano è quello di una tradizione secolare arrovellata sul carattere dialettico e contraddittorio della realtà, di volta in volta espresso nei binomi Uno-Molteplice, Soggetto-Oggetto, Finito-Infinito, Storia-Modernità.

 In urbe felice

Nel disegno In urbe felice egli raffigura la sua Roma ideale con sfumature epico-oniriche: nella cornice di un illuminista connubio città-natura, l’uomo, nelle fattezze di un fauno pompeiano, avanza dentro una densa laguna, immerso in una sorta di liquido di coltura che rinvigorisce i suoi passi. Al nietzschiano fardello del passato Anselmi oppone un energico radicamento in questa corrente di tracce e frammenti, come in un magmatico flusso creativo che fertilizza il terreno dell’architettura. Quella stessa architettura, sovrastorica ed ideale, che scenograficamente protegge ed illumina la sua avanzata. Il progetto, quindi, è un atto culturale che non può prescindere dalla Storia, intesa come humus intellettuale e “antecedente logico dell’architettura” (Conforti, 1997:8).

Col rigore di un archeologo, Anselmi scava nella natura intima del luogo, insegue il significato dietro al fenomeno, il quadro dietro al frammento. Paradossalmente, la raffinatezza intellettuale della sua architettura risiede anche nel coraggio di muoversi nel solco di una secolare tradizione di pensiero e nell’inseguire un punto di equilibrio sul filo di una linea instabile ed enigmatica come lo sono le migliori traiettorie del pensiero.

 Finito_Infinito_negativo

Un disegno del ’96 mostra la levatura di questa ricerca personale. Anselmi coglie con acume straordinario la tensione tra regola ed arbitrio, limite ed indefinito, e ne fa un programma culturale sul piano dell’architettura. La formula Finito?Infinito non va intesa in chiave dialogica e non contiene un enunciato di tipo assertivo. Al contrario, si potrebbe affermare che la risposta è proprio nel punto di domanda, cioè nella natura interrogativa del progetto.

L’imprinting romano esercita su di lui l’irresistibile fascino della scoperta archeologica, dell’immersione nella continuità storica. Così, mentre al di sopra della linea d’orizzonte la dimensione si comprime e la massa fisica raggela, al di sotto la marea di parole perdute espande all’infinito il potenziale repertorio dell’architettura. Una tensione dinamica anima il disegno, dalle increspature della superficie al margine superiore che pare respingere ed intensificare le linee di flusso interne.

Il concetto espresso da Anselmi è spaziale e culturale nello stesso tempo: l’architettura è il limes tra citazione e trasformazione, tra rievocazione arbitraria e scelta ponderata, in ultima analisi è la superficie di contatto tra la dimensione psicologica della memoria e le istanze del luogo. Per conseguenza, la traccia diventa piena espressione architettonica. Il frammento è in Anselmi un’increspatura di questo infinito territorio della memoria, un suo quanto di significato che risale sulla linea dell’orizzonte.

LC Buenos Aires

Per cogliere appieno la portata di questo sottofondo culturale, basta confrontare questo disegno con quello che Le Corbusier realizza in occasione del suo primo viaggio a Buenos Aires, nel 19292.

L’osservatore lecorbusieriano viaggia a bordo del piroscafo e si avvicina alla costa del Rio de la Plata con lo spirito dell’esploratore. La linea dell’orizzonte ripartisce il disegno in due aree gerarchicamente asimmetriche. Sulla tabula atona della costa sudamericana la sagoma stereometrica della nuova city si staglia protesa verso l’alto cielo puntinato.

Lo schizzo di Le Corbusier è una visione del reale: si sovrappone con contorni sicuri al dato geografico e trascrive una rigorosa idea di piano. Il progetto è un atto razionale, concepito come uno strumento di trasformazione della natura, e come tale non contempla, ancora nel ’29, il confronto con il luogo. La natura assiste come uno spettatore al configurarsi dell’architettura, che sotto la superficie a minimo spessore dell’orizzonte trova solo il proprio riflesso riverberato.

In Précisions, Le Corbusier stesso racconta: “Nell’acqua del Rio disegno il riflesso luminoso di queste torri e, nel cielo argentino, la Croce del Sud accompagnata da milioni di stelle” (in Tentori 2007:83). L’acqua in Le Corbusier non ha profondità.

 prospetto Cosmedin

 Cosmedin

 

Cosmedin_2

Poche opere rivelano così nitidamente il loro profilo culturale come il progetto per il Museo Archeologico di Santa Maria in Cosmedin a Roma, del 1985. Nel confronto con un luogo-chiave della Roma Repubblicana, Anselmi trova un perfetto banco di prova della sua matrice progettuale. Ancora una volta la soluzione spaziale è individuata sul piano dell’orizzonte e su questa quota il progetto instaura il suo confronto con la città. La linea continua della pensilina-promenade-terrazza si autodefinisce come nuovo margine concettuale. L’architetto seleziona gli allineamenti con i frammenti architettonici principali, utilizza con perizia un repertorio classico di costruzione e controllo dello spazio prospettico. Ma il respiro intellettuale dell’opera si misura con la capacità di reinterpretare il campo di forze che ribolle dentro la stretta valle tra il Campidoglio e l’Aventino per farne un valore iconico. Ecco quindi concretizzarsi un segno unificante e sintetico, nelle forme di un pontile urbano che riverbera le ondulazioni del terreno fin dentro le acque del Tevere, dove una torre-belvedere segnala l’ansa del mitico portus Tiberinus.

L’architettura è già metafora, i suoi apparati ostensivi mettono in scena il cortocircuito tra conservazione, osservazione diretta e stratificazione urbana: il museo diventa un filtro trasparente tra Storia e Città, vero e proprio accumulatore della memoria che ne seleziona i frammenti per restituire al visitatore il valore profondo dell’azione del tempo e il depositarsi delle sue tracce.

   RICORDARE               PAROLE               PERDUTE

        FINITO                          ?                       INFINITO

 FRAMMENTO         PAESAGGIO             STORIA

      MEMORIA           ARCHITETTURA       CULTURA

Note:

1. La citazione si riferisce al pensiero di Aristotele, come espresso nella Fisica.

2. L’immagine è tratta da F. Tentori (2007, Illustrazioni).

Reference List:

Anselmi, A. Paesaggi di un’architettura, [Online], Disponibile: http://www.architettiroma.it/monitor/d/didatticaurbana/anselmi_paesaggi_di_un_architettura.html [13 febbraio 2013].

Conforti, C. e Lucan, J. (1997) Alessandro Anselmi, documenti di architettura, Milano: Electa.

Jungmann, JP. e Tonka, H. (1986) Roma Rome, Vaisseau de pierres, Paris: L’ivre de pierres.

Latour, A. (cur.) (1986) Alessandro Anselmi, NYC: New York Chapter/American Institute of Architects.

Moschini, F. (ed.) (1980) Alessandro Anselmi – Studio Grau, Occasioni d’Architettura, Roma: Edizioni Kappa.

Tentori, F. (2007) Vita e opere di Le Corbusier, nuova edizione, Bari: Laterza.

Zellini, P. (2006) Breve storia dell’infinito, settima edizione, Milano: Adeplhi.

 

 

 

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